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“La geopolitica dell’infosfera” e’ il titolo della lezione tenuta da Fabio Vanorio, funzionario italiano in servizio a Bruxelles, presso il Master in Intelligence dell'Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

( nella foto in apertura Fabio Vanorio, funzionario italiano in servizio a Bruxelles )

 

Fabio Vanorio ha preso spunto dal libro scritto con Paolo Savona “Geopolitica dell’Infosfera”, che esplora la quarta rivoluzione industriale e le sue implicazioni sull’intelligence, includendo tecnologie immersive, infosfera, controspionaggio e guerra cognitiva.

Il docente ha iniziato illustrando come l’infosfera, comprendente le tecnologie della quarta rivoluzione industriale, influenzi l’intelligence e la sicurezza nazionale. 

Ha ricordato il ruolo dei “Five Eyes”, — Australia, Canada, Regno Unito, Stati Uniti e Nuova Zelanda —alleati nella cooperazione SIGINT e in altre aree come la sicurezza dei trasporti.

Vanorio ha evidenziato l’impatto dell’infosfera sulle agenzie di intelligence, che operano ora nel contesto digitale. 

Ha spiegato l’importanza dei big data per il decisore, notando che i dispositivi connessi superano la popolazione mondiale e che i dati sono oggi classificati secondo sei “V”: volume, velocità, varietà, veridicità, variabilità e valore. 

In tale contesto l’analista ha il compito di elaborare i dati disponibili nel corso della terza fase del ciclo d'intelligence, che comprende il trattamento delle informazioni e dei dati, incluse le immagini.

Ha descritto poi le quattro fasi principali del ciclo d’intelligence, evidenziando il ruolo cruciale dell’AI nella fase di trattamento. Ha chiarito che l’analista guida l’AI attraverso il miglioramento della sperimentazione.

Successivamente, Vanorio ha esaminato il rapporto tra AI e sicurezza nazionale, sottolineando il rafforzamento nella definizione degli degli obiettivi, della raccolta dei dati e del contrasto agli avversari. 

Ha descritto, quindi, i tre pilastri della Quarta rivoluzione: autonomia, collaborazione uomo-macchina e tecnologie ubique (IoT). 

L'autonomia consente l'operatività di entità diverse senza l'intervento umano, facilitando operazioni definite come "in sciame". 

L'interazione uomo-macchina include tecniche di intelligence potenziate dall'AI, fondamentali per la raccolta di informazioni, in particolare nel settore SIGINT, e per la tracciabilità e cifratura delle comunicazioni. In questo ambito, l'esclusione degli esseri umani dal ciclo di intelligence è utile per gestire tecnicamente l’intero processo.

Le tecnologie ubique permettono un’interazione fluida tra esseri umani e oggetti capaci di percepire, comunicare, analizzare e agire.

Prof. Mario Caligiuri, docente ordinario UniCal e Direttore Master "Intelligence"

Il docente ha proseguito analizzando il conflitto russo-ucraino, dove l’uso di Starlink ha rivoluzionato le comunicazioni, grazie a satelliti in orbita bassa con capacità avanzate di connessione e difficili da neutralizzare.

Un ulteriore aspetto trattato è stato quello della segretezza nell’intelligence. Vanorio ha spiegato come OSINT e big data abbiano aumentato la vulnerabilità delle informazioni, nonostante le precauzioni adottate.

In merito alla gestione dei dati, ha sottolineato come l’intelligence stia evolvendo da semplice raccolta a una riflessione più articolata sui dati, con particolare attenzione all’analisi e verifica attraverso fonti OSINT.

Il docente ha poi proseguito discutendo le sfide dell’AI nell’analisi operativa, tra cui la necessità di fidarsi dei risultati generati, chiarire il ruolo dell’AI nell’organizzazione e costruire fiducia tra analisti e sistemi automatici.

In relazione all'infosfera e al controspionaggio, ha illustrato che, nel caso di beni con un elevato contenuto di IA, gli obiettivi del controspionaggio si articolano in due questioni principali: 1. Come proteggere il contenuto di IA presente nel patrimonio nazionale da furti o manomissioni da parte di agenti ostili. 2. Come tutelare la collettività da un uso ostile dell'IA da parte di agenti stranieri.

In tale ambito, elementi significativi del rapporto tra IA e Controspionaggio comprendono una forte dipendenza dei sistemi di IA dai Big Data, una superiorità temporale e le conseguenze geopolitiche.

Il docente ha allora spiegato che la potenza dell’AI si esercita tramite comprensione, previsione e manipolazione di individui e gruppi, e che l’unico limite è rappresentato dalla velocità delle decisioni umane.

Nell’era digitale, le agenzie di intelligence si confrontano con un nemico non più umano, ma tecnologico. 

Pertanto, Vanorio ha sottolineato come questo cambiamento richieda una revisione delle strategie tradizionali di spionaggio e che le moderne spie devono adattarsi a un contesto in cui le informazioni sono verificabili da macchine. 

Ciò richiede strumenti avanzati e una comprensione profonda del cyberspazio, dove si combatte ormai una nuova forma di guerra.

In merito alla guerra cognitiva, ha evidenziato che l’autonomia cognitiva è la capacità di elaborare e gestire le informazioni in modo indipendente, spiegando come il dominio della mente sia oggi il centro della guerra moderna.

Vanorio ha concluso chiarendo la differenza tra guerra dell’informazione e guerra cognitiva: la prima controlla la diffusione, la seconda manipola le reazioni. 

Ha pertanto evidenziato come internet sia passato da strumento di welfare a metodo di warfare, con i media digitali che trasferiscono la disinformazione nel mondo reale.

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