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In tanti Paesi d'Europa e soprattutto a Roma, si celebrano le opere di Amerigo Tot, scultore ed artista fra i più grandi del Novecento.

Fra le tante opere di Amerigo Tot ve ne è una di particolare rilevanza che avranno visto in milioni e milioni di persone ma che, molto probabilmente, in pochi ne conoscono la storia.

Il riferimento è diretto al pregiatissimo e celebre fregio che impreziosisce l'ingresso principale della Stazione Termini di Roma realizzato dall'artista nel 1953.
 
La stazione fu ampliata alla fine degli anni '40, con la realizzazione dell'edificio frontale caratterizzato dalla ardita pensilina, considerata uno degli esempi più significativi dell'architettura italiana del Dopoguerra, e fu inaugurata il 20 dicembre 1950.
 
L'ampliamento si caratterizza esteriormente per la lunga pensilina in cemento armato popolarmente chiamata "il dinosauro" e per l'edificio degli uffici, la cui orizzontalità è accentuata dalle sottili finestre continue.
 
All'interno è visibile il profilo delle antiche mura Serviane.
 
Il fregio della stazione è il primo rilevante lavoro dello scultore ungherese Amerigo Tot nella sua amata Roma. 
 
La recensione di Emilio Villa sulla maestosa opera di Amerigo Tot, il "Grande Fregio" di Stazione Termini su "Arti Visive" del 1954
 
 
In realtà il fregio adornativo che decora la fronte della Pensilina all'ingresso principale di Stazione Termini è una scultura di eccezionale valore artistico.
 
Il critico e studioso d'arte Emilio Villa ( 1914 - 2003 ), fra i maggiori rappresentanti della cultura europea del Secondo Novecento, in una sua recensione sull'opera denominata "Stazione Termini - Il grande Fregio" risalente al 1954 scrive:
 
"Notte dopo notte l'estate del 1948 ho visto nascere tra le mani dello scultore Amerigo Tot, il progetto del Fregio, che oggi rende espressivamente decorosa la fronte della pensilina alla Stazione Termini di Roma.
 
La fascia di alluminio anodizzato, a strati sovrapposti, percorre i 124 metri della lunghezza, e racconta una favola meccanica con un dinamismo preciso, emozionante di impulsi e profondità, di spinte e riprese ritmiche di una concezione assolutamente geniale".
 
Amerigo Tot era profondamente legato alla Città Eterna e nel 2009, a Roma nel Parco delle sculture di Villa De Sanctis, in occasione del centenario della nascita del grande artista ungherese, è stata collocata la scultura "Cento" donata dalla città di Pécs alla Città Eterna.
 
L'opera "Cento" di Amerigo Tot a Roma - Parco delle sculture di Villa De Sanctis
 
In quell'occasione l'allora presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, Federico Mollicone, affermò "E’ l’ennesima dimostrazione  del legame indissolubile che lega uno dei più importanti contemporanei di Filippo Tommaso Marinetti alla nostra città, considerata dallo stesso scultore come sua seconda patria e sede di numerosi e splendidi lavori, come ad esempio il celebre fregio della Stazione Termini".  
 
Ma chi era Amerigo Tot (1909 - 1984) il cui nome reale era Toth Imre?

Il 27 settembre del 1909 nasceva Amerigo Tot/ Tóth Imre, scultore, attore e pittore ungherese che ha vissuto soprattutto in Italia.

Nasce a Fehérvárcsurgó (Ungheria). Si diploma a Budapest all’Accademia di Arti applicate, specializzandosi in grafica. Prosegue gli studi al Bauhaus a Dessau, con maestri Klee, Kandinskij e Moholy Nagy, e quindi alla scuola di Otto Dix a Dresda.
 
Nella stessa città tiene nel 1931 la sua prima personale, presso la Galleria Brücke. Nel 1933 viene arrestato dai nazisti e internato nel campo di Zwickau.
 
Riuscito ad evadere, giunge a Roma, dove ottiene un finanziamento dall’Ambasciata ungherese per studiare alla Reale Accademia d'Ungheria in Roma.
 
Nel 1935 frequenta l’Accademia di Belle Arti della capitale e prosegue la sua formazione artistica. Per tre anni collabora quindi come zincografo presso la tipografia del «Messaggero».

Nel 1938 riceve il Premio per Giovani Artisti. Conosce poi Pericle Fazzini, che lo accoglie nel suo studio, e stringe amicizia con altri artisti attivi in quel momento a Roma, tra cui Mirko, Afro, Cagli. Nel 1943 prende parte alla Resistenza italiana.
 
La maestosa opera della Resurrezione di Pericle Fazzini in Vaticano
 
Conclusasi la guerra, partecipa ad alcuni concorsi e vince premi per la scultura (primo premio a Saint-Vincent 1946; primo premio a Forte dei Marmi 1948).
 
Dirige fino al 1952 una fabbrica di ceramiche in provincia di Salerno, prima esperienza lavorativa nel sud Italia, futuro principale campo d'azione artistico.
L'anno successivo porta a termine la sua realizzazione più celebre, ovvero il frontone della stazione di Roma Termini.
 
Fino al 1960 vive a Roma nella celebre e rinomata via Margutta, la via degli artisti.  Il laboratorio - studio di Tot diviene presto punto d'incontro per intellettuali del calibro di Carlo LeviGiuseppe UngarettiSalvador Dalí ed Emilio Villa; quest’ultimo e Gino Alliata sono coloro che si sono maggiormente occupati della sua opera dal punto di vista critico. Partecipa tre volte alla Biennale di Venezia (1952, 1956, 1962).
 
Amerigo Tot nel suo laboratorio in Via Margutta, la mitica via degli artisti a Roma

Negli anni Sessanta è impegnato da una serie di realizzazioni per aziende ed edifici privati. La committenza privata gli darà buona visibilità, fama che culminerà nella proclamazione di artista dell'Anno Santo per il Vaticano nel 1975. Negli anni Settanta cresce anche la sua notorietà in ambito meridionale, soprattutto in Puglia; nella stessa regione, dal 1970, e per circa un decennio, rivestirà il ruolo di professore di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bari.
 
Nello stesso anno in cui comincia la carriera didattica, Tot fa anche la sua prima comparsa in un film, prima di tante future apparizioni cinematografiche (la più famosa in Il padrino parte II, pellicola in cui recita con l'amico Robert De Niro, incontrato, come altri attori e registi, in uno dei suoi frequenti soggiorni negli Stati Uniti).
 
Amerigo Tot nella parte di Bussetta, ne "Il Padrino - Parte II", fedele guardia del corpo del Padrino ( Al Pacino )
 
E nel Padrino parte II interpreta magistralmente il ruolo di Bussetta, guardia del corpo del Padrino, fidato, glaciale e silenzioso killer.
 
È apparso anche in “La moglie più bella”(1970) ed in ”Colpiscono senza pietà”(1972).
 
Nel 1969, il noto regista ungherese Zoltán Huszárik gli ha dedicato un cortometraggio biografico intitolato semplicemente “Amerigo Tot”.

Per quanto riguarda le collaborazioni editoriali, si ricordano quella con il connazionale conosciuto all’Accademia d’Ungheria in Roma Sándor Lénárd (Orgelbüchlein, Tipografia Editrice Italia 1949) e quella con Emilio Villa (poeta, critico d'arte e studioso, con cui Tot pianifica una serie di pubblicazioni per le Edizioni La Palma; vedrà la luce solo il primo numero Tot / otto disegni, Edizioni La Palma 1949).
 
Si segnala inoltre l’edizione illustrata dei Sonetti Lussuriosi di Pietro Aretino (Roma, Editori Associati 1964, con introduzione di Gino Alliata). Morì a Roma nel 1984. Le sue spoglie mortali riposano a Budapest, nel cimitero di Farkasreti.
 
A Budapest vi è un museo ed una fondazione che portano il suo nome.

Redazione
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