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Nell'osservare le miriade di ricerche, analisi e dichiarazioni sull'andamento dell'economia italiana sempre più spesso contraddittorie e molte volte basate su criteri non proprio scientifici o economici risalta comunque un dato comune.
( nella foto di apertura una lunga fila di persone in attesa di entrare in una mensa per poveri a Roma )
 
Quello che il "Sistema" economico italiano sempre più si caratterizza in una frase semplice ma eloquente: " i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri".
 
In poche parole si accentuano i divari sociali e si blocca sempre più quell'ascensore sociale tipico delle epoche di vero progresso e crescita come lo sono stati gli anni del dopoguerra e gli anni del boom economico dove molti imprenditori dal nulla con costanza, volontà ed impegno hanno creato veri e propri imperi.
 
Oggi se si nasce in una famiglia povera si hanno molte probabilità di rimanere tale.
 
E non basta, quello che è ancora più sconcertante è il continuo sgretolamento di quella fascia centrale che ha sorretto il Paese denominato "ceto medio", cioè quella fascia di percettori di reddito che, seppur non ricchi, ma nemmeno poveri, potevano permettersi una vita mediamente agiata, a mandare i propri figli a scuola e magari accollarsi un mutuo per svariati anni e compare anche un immobile.
 
Una fascia che ha sorretto l'Italia diffondendo benessere e una certa tranquillità economica.
 
 
Ma questo negli anni passati. Oggi il ceto medio è un ceto in fase di estinzione.
 
I cosiddetti impiegati pubblici, circa tre milioni, con il loro stipendio fisso, un tempo erano propulsori di consumo e di crescita. Oggi un impiegato pubblico con uno stipendi medio di 1500 euro al mese, cioè 50 euro al giorno, riesce solo a sopravvivere e certamente non produce ricchezza.
 
 
E si tratta comunque di coloro i quali possono comunque vivere.
 
Ben diversa è il quadro che contempla la massa di precari, di disoccupati, di pensionati a 500 euro al mese, di tanti e tanti che non riescono più a sbarcare il lunario.
 
Ben 5 milioni e 500.000 italiani, il 9% della popolazione in una condizione oramai di povertà assoluta.
 
E a questi si affiancano altri 8 milioni di italiani in povertà relativa, cioè con un reddito medio di circa 600 - 700 euro.
 
Una massa enorme in continua crescita.
 
Dall'altro lato i depositi bancari che aumentano di 20 miliardi di euro negli ultimi due anni, i privilegiati della politica, i dirigenti statali, i poteri forti della società che aumentano le loro ricchezze riportando il mondo all'indietro con le monarchie e la plebe affamata e serva.
 
Questo è l'effetto del capitalismo finanziario, l'effetto dell'accentramento del potere, dell'assenza di strategie economiche mirate a proteggere le fasce più deboli.
 
Un divario destinato a crescere sempre di più con conseguenze ad oggi imprevedibili.
 
Lo insegna la storia.
 
Redazione
 
 
 
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