È paradossale pensare come, ancora oggi, esistano cognomi capaci di invocare territori, tradizioni e responsabilità.
Se in Piemonte il cognome Agnelli è legato ad autovetture del mercato medio, dire Odoardi in Calabria significa vino: un’equazione perfetta, che affonda le radici nel lontano 1480 (tanto da dare un nome: “l’inizio” ad uno dei vini della casa vinicola).
Da un Odoardi, nel demi-monde calabrese, ci si aspetta questo.
Eppure c’è chi ha deciso di rompere gli schemi e le previsioni familiari (nemmeno così tanto in realtà, come vedremo), uscendo dalla ‘coperta di Linus’ per dedicarsi, o meglio votarsi, alla settima arte.
GiovanBattista Lillo Odoardi non è certamente il primo in Italia: come non citare Edoardo Winspeare (figlio del barone Riccardo Carlo Winspeare Guicciardi e della principessa Elisabeth del Liechtenstein) apprezzato regista del cinema indipendente che ha raccontato il Salento nel mondo nonostante le aspettative paterne lo vedessero nel castello di famiglia, a Depressa, ad occuparsi di vino e latifondi.
Giovan Battista Odoardi sul palcoscenico a Teatro
GiovanBattista è un ventenne, ma vanta già un curriculum di tutto rispetto: ha infatti preso parte a diverse pellicole cinematografiche (Emily in Paris, Sandocan, Mina Settembre e Peppino di Capri per citarne alcune), ma la sua passione rimane il teatro, che l’ha visto protagonista del monologo teatrale "Il Generale " di Carmine Ardolino e, recentemente, della commedia di Igor Maltagliati “il grande buio”, presentato a Roma il 29 Marzo al teatro di Santa Francesca Romana e presto nei teatri di tutta Italia.
Come nasce questa passione per la settima arte?
"Certamente, nel mio percorso, hanno influito la cultura familiare, da sempre vicina all’arte, ed il bisogno di raccontare me stesso attraverso i personaggi che interpreto e che mi consentono di scoprire ed esternare me stesso a trecentosessanta gradi".
La tua famiglia ti ha sostenuto fin da subito?
"All’inizio i miei genitori erano perplessi e giustamente preoccupati per una prospettiva di carriera incerta e di cui, troppo spesso, i risultati si raccolgono dopo anni di duro lavoro e sacrificio.
Mi rendo conto che non è facile -per chi ha una mentalità improntata al legame romantico con la terra e pragmatico con la medicina- riuscire ad immaginare un avvenire diverso per i propri figli, ma abbiamo raggiunto un compromesso: alla mia attività teatrale e cinematografica ho infatti abbinato l’università, anche perché ritengo che un attore sia moralmente tenuto ad essere colto: Gassman non sarebbe mai stato tale se non fosse stato il mostro di cultura che tutti conosciamo ed apprezziamo.
I miei genitori sono dunque, dopo matura riflessione, tra i miei primi sostenitori".
Chi ha creduto, invece, fin da subito in te?
"Gli amici e soprattutto mia nonna, una donna straordinariamente colta e aperta, legata da sempre al mondo del volontariato e dell’associazionismo, che mi ha da subito foraggiato spingendomi ad inseguire i miei sogni.
C’è un aneddoto simpatico a riguardo: suo padre Ferdinando, latifondista calabrese, si trasferì da ragazzo a Roma con la promessa di portare a casa una laurea in giurisprudenza; ebbene, avvocato non diventò mai, ma fece l’attore per diverso tempo prima di scendere in Calabria ad occuparsi delle proprie terre.
Corsi e ricorsi storici familiari, insomma".
Giovan Battista Odoardi a Teatro
Qual è stato il tuo debutto in teatro?
"Ho iniziato a scuola, a Cosenza, dove ho frequentato il liceo classico Telesio e, guidato e diretto dal professore Antonello Lombardo, ho partecipato alle officine telesiane (progetto teatrale della scuola) prestando il volto ai tanti personaggi della drammaturgia greca".
L’esperienza che ricordi con più piacere?
"Sarebbe come chiedere ad un padre quale figlio preferisce. Ognuna porta dentro di me un bagaglio di esperienza formativo e personale che porterò dentro per lungo tempo".
Una domanda di puro Gossip: i rumors parlano di una tua amicizia con il celebre attore Johnny Depp. Confermi o smentisci?
"Ahaha (ride!), ho effettivamente conosciuto Depp quando è venuto qui a Roma ed ho avuto occasione di sedermi al suo tavolo durante un ricevimento in un club privato.
Amici è una parola grossa ed un’ambizione grandissima, ma c’è stata sicuramente simpatia da ambo le parti. Un sogno nel cassetto è recitare con lui".
Parlaci de “il grande buio”, che presto sarà nei teatri di tutta Italia
"Il grande buio” è una commedia ispirata alla cinematografia del noto regista americano di origine italiana Quentin Tarantino.
Non posso svelarvi troppo, dovete venire a vederlo, ma mi sento di dire che attraverso la risata e quello slang tipico dei film ‘Crime’, si nascondono spunti di riflessione profondi, che inducono a pensare che anche nel male vi sia una legge morale di matrice Kantiana.
Non esiste l’assoluto nei sentimenti e nelle emozioni: ci sono mille sfumature, e in questo spettacolo cerchiamo di portarle tutte a galla.
Devo ringraziare per questo il regista Igor Maltagliati ed i miei compagni di viaggio Raffaella Afeltra, Nicole Mastroianni, Diego Nencioni, Alfredo Angelini e Giada Venturini".
Porterai lo spettacolo anche a Cosenza?
"Ci stiamo lavorando, ma non posso dare certezze al momento".
Grazie GiovanBattista!
"Un saluto ed un ringraziamento a voi! Vi aspetto in teatro!"
Ad Maiora Semper!
Gennaro Cosimo Maria Genovese